Sigismondo Freddo (alias SIGMUND FREUD)

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Biografie in italiano

Una biografia condensata:

Freud

Sigmund Freud nasce il 6 Maggio 1856 a Freiberg, in Moravia, città allora dominata dall'impero asburgico. La sua è una tipica famiglia di commercianti. Laureatosi in medicina nel 1881, e dopo un trasferimento di tutta la famiglia a Vienna, lavora per un certo periodo nel laboratorio di neurofisiologia diretto da Brücke.

Nel 1882, per ragioni economiche, abbandona la ricerca scientifica e si dedica alla professione medica, specializzandosi in neurologia. Nel 1885 ottiene una borsa di studio che gli permette di accedere alla leggendaria scuola di neuropatologia della Salpetrière, diretta dal celebre Charcot. Questa esperienza assai intensa e l'incontro-conoscenza con il grande scienziato, lascia una profonda impressione sul giovane studioso. Ciò però non toglie che Freud in seguito mantenne sempre un atteggiamento assai originale ed autonomo rispetto alle convinzioni dell'illustre studioso. Ad esempio, il futuro padre della psicoanalisi mal accettava le conclusioni di Charcot circa l'isteria, da lui considerata come una malattia dovuta a cause organiche, paragonandola poi ad una sorta di stato di ipnosi. Nondimeno, per Freud cominciano a prendere corpo alcune osservazioni sul ruolo della sessualità nel comportamento umano, proprio a partire da osservazioni che per Charcot erano marginali, come quella della connessione fra isteria e sessualità.

Nel 1886 si sposa con Martha Bernays, che in seguito gli darà ben sei figli (la più famosa tra loro è Anna Freud, continuatrice della ricerca del padre nell'ambito della psicoanalisi infantile). Il 1889, invece, è segnato da un aperto contrasto con Charcot. Il nodo del contendere è il ruolo dell'ipnosi, disciplina che Freud ha modo di studiare in una scuola specializzata di Nancy e che procura su di lui forte impressione oltre che notevole interesse scientifico.

Tornato a Vienna, si dedica completamente alla professione di neurologo. Nel frattempo stringe amicizia con Josef Breuer, con il quale pubblica nel 1895 gli "Studi sull'isteria" e con cui inizia quella grande avventura intellettuale e clinica che lo porterà alla fondazione della psicoanalisi. Gli inizi, ironia della sorte, sono dovuti proprio al comune interesse per l'ipnosi. Breuer, infatti, utilizzando questo metodo, era riuscito a far ricordare ad una sua paziente (la celebre Anna O. degli scritti freudiani), gli eventi traumatici connessi con l'insorgere dell'isteria. Avvertendo però che nella paziente si stava sviluppando una forma di amore e di dipendenza nei suoi confronti (quel fenomeno che poi verrà denominato "transfert"), Breuer aveva interrotto la terapia affidando la paziente a Freud il quale, dal canto suo, riescirà, a guarire la giovane. Il risultato è connesso ad un'altra celebre "invenzione" freudiana, quasi un'icona del suo metodo, il famoso "lettino" dello psicoanalista, che permette al paziente, in quel caso appunto Anna O., di esprimere il proprio magma interiore attraverso l'uso terapeutico della parola. E' la cosiddetta "talking cure", come la definì la stessa Anna. Se dovesse nascere un registro incaricato di certificare la data di nascita della psicoanalisi, quello sarebbe sicuramente il momento prescelto...

Nel 1899 (ma con data simbolica del 1900) Freud pubblica un'altra opera dagli esiti rivoluzionari e per certi versi sconvolgenti: "L'interpretazione dei sogni". E' una tappa che segna una svolta dell'intero pensiero occidentale, attraverso i parallelismi fra logica razionale e logica del sogno e il disvelamento del linguaggio "geroglifico" attraverso cui i sogni parlano all'essere umano concreto che ne è portatore. A partire da allora, il peso che i sogni avranno nell'opera di Freud di farà sempre più ingente, così come l'attenzione e l'approfondimento che lo psicologo dedicherà loro. Questo approccio del tutto singolare non mancherà di suscitare numerose reazioni, perlopiù di venate di scetticismo se non di aperta denigrazione. In particolare, comunque, vengono prese di mira le sue teorie sulla sessualità, per tacere delle reazioni indignate nei confronti delle scoperte "scandalose" circa le dinamiche della sessualità infantile. In una società dalla mentalità gretta, chiusa e conservatrice com'era la Vienna di allora (non certo però dal punto di vista artistico e letterario, che anzi godette di una stagione altamente rivoluzionaria da quel punto di vista), non poteva passare incolume uno studioso che definiva nei suoi libri il bambino come un "perverso polimorfo". Naturalmente, il senso di quelle definizioni era del tutto travisato...

Nel 1908 si svolge finalmente il primo Congresso della Società psicoanalitica Internazionale, che vede presenti, tra gli altri, Jung e Adler. Entrambi, fra l'altro, prenderanno in seguito direzioni diverse: l'uno dando origine ad una forma diversa di psicologia del profondo, la cosiddetta "psicologia analitica", l'altro chiamando la propria teoria "psicologia individuale".

All'alba dell'avvento dei drammatici fatti che segneranno l'Europa, l'epilogo di questa epopea intellettuale non poteva che esser tragico. Nel 1933 a Berlino i nazisti ormai al potere bruciano, in un rogo libresco tristemente famoso, anche le opere dell'ebreo Freud, complice oltretutto di una strenua resistenza all'avanzare della barbarie nazista.

Nel 1938 la situazione è talmente insostenibile che è costretto ad andarsene. Si trasferisce a Londra dove, dopo un solo anno, muore per un cancro alla mascella. E' il 23 Settembre 1939, la seconda guerra mondiale è alle porte, epitome di quell'istinto di morte così presente nelle opere del grande rivoluzionario del pensiero.


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OPERE:
-Studi sull'isteria (1895 con Breuer)
-Le origini della psicoanalisi. Lettere a Fliess (1887-1902)
-L'interpretazione dei sogni (1900)
-Psicologia della vita quotidiana (1901)
-Tre saggi sulla vita sessuale (1905)
-Il motto di spirito e le sue relazioni con l'inconscio (1905)
-Totem e tabù (1912-13)
-Introduzione alla psicoanalisi (1915-17)
-Metapsicologia (1915-17)
-Al di là del principio di piacere (1920)
-Autobiografia (1925)
-Il problema dell'analisi dei non medici (1926-27)
-L'avvenire di un'illusione (1927)
-Il disagio della civiltà (1929)
-Casi clinici (1932)
-Analisi terminabile e analisi interminabile (1937)
-Costruzioni nell'analisi (1937)
-L'uomo Mose è la religione monoteistica (1934-38)





...Una biografia di media lunghezza:

Sigmund Freud piu' giovane
SIGMUND FREUD


Sigmund Freud nasce il 6 maggio 1856 a Freiberg (odierna Pribor nella Repubblica Ceca), una cittadina della Moravia a 240 km da Vienna. Per collocare storicamente questa data possiamo dire che è l'anno in cui la guerra di Crimea viene chiusa dal congresso di Parigi, e scoppia la "questione italiana", denunciata da Cavour. Sigmund (in ebraico Shlomo, "il saggio") è il primo figlio di Amalie Nathanson, la terza moglie di Jacob Freud, un commerciante ebreo di lana proveniente dalla Galizia che, a causa dei rivolgimenti politico-economici, era stato costretto a stabilirsi nel 1860 a Vienna, quando Sigmund aveva solo quattro anni.

Jacob era un libero pensatore, sebbene avesse studiato le scritture della tradizione ebraica, e non diede al figlio un'educazione ortodossa. Sigmund s'immerse in giovanissima età nella lettura appassionata e nello studio della Bibbia, sentendo immediatamente il fascino delle storie ebraiche, da cui sarà in seguito fortissimamente influenzato. Le sue origini furono causa di grandi limitazioni, in una città dalle forti correnti antisemitiche com'era la Vienna del tempo, ma allo stesso tempo non smisero mai di limitarne il pensiero. Il piccolo Sigmund, dopo aver ricevuto i primi insegnamenti, in primo luogo dalla madre, ed in seguito dal padre, venne iscritto ad una scuola privata, e all'età di 9 anni ad un Istituto Superiore, lo Sperl Gymnasium, dove restò 8 anni, dando subito grande prova delle sue innate capacità intellettuali, e primeggiando per tutti gli anni dei suoi studi. Si maturò a 17 anni, ricevendo una menzione d'onore; la sua spiccatissima capacità di esprimersi si sviluppò molto precocemente.

Malgrado le difficoltà finanziarie, sviluppò un grande interesse per il collezionismo, in particolare per gli oggetti antichi. L'attrazione che l'antichità classica esercitava su di lui fu uno dei motivi conduttori di tutta la sua esistenza. Molto grande gioia gli procurarono infatti i viaggi ad Atene e a Roma, e saranno tappe per lui indimenticabili i musei vaticani, l'acropoli ateniese e il Metropolitan Museum di New York. Questo suo contatto amatoriale con l'antichità classica conferì alla sua prosa scientifica uno smalto d'eleganza, che contribuì indubbiamente a renderne famosi gli scritti, e a procurare alla futura psicanalisi i caratteri di trasversalità e pluridisciplinarietà, che non ne fecero mai, fin dall'inizio, una scienza esatta in senso positivistico.

Sigmund si dedicò con ardore anche alla politica, grazie anche all'amicizia giovanile con Heinrich Braun, esponente della socialdemocrazia austriaca. Era anche attratto dalle dottrine darwiniane, poiché consentivano grandi aperture in una considerazione più ampia e moderna dell'origine della vita. Fu per questo motivo, ma soprattutto per aver assistito ad una conferenza sull'opera goethiana Sulla natura, poco prima dei suoi esami di Baccalaureato, che decise di iscriversi alla Facoltà di Medicina (1873).

Si laureò in ritardo (nel marzo 1881), poiché la vita di studente gli andava piuttosto stretta; non gli piaceva infatti l'insegnamento offerto dai docenti, che lo lasciava talmente insoddisfatto da obbligarlo ad approfondire e ad esercitare il suo senso critico.

Dopo un periodo di permanenza in Inghilterra, iniziò a lavorare nel laboratorio di zoologia di Carl Claus, uno dei massimi esponenti del darwinismo austriaco; per due anni intraprese con successo il lavoro di ricerca, ma ne rimase alquanto insoddisfatto, e passò nell'Istituto di Fisiologia, diretto da colui che Freud descriverà nella sua autobiografia come la personalità che ha esercitato su di lui la massima influenza: Ernst Wilhelm von Brücke. In tale istituto lavorò per sei anni, e concluse ricerche neuro-istologiche di rilevante importanza, che gli aprirono le porte ad una carriera nel settore, che tuttavia non soddisfaceva, a causa della sua lentezza, le sue ambizioni e il suo desiderio di ottenere una fama immediata e totale.

Nel frattempo si era innamorato di Martha Bernays, con la quale si era fidanzato poco dopo averla conosciuta, ed era già desideroso di ottenere un'indipendenza economica che gli consentisse di poterla prendere in moglie. Fu per questo motivo che decise di dedicarsi alla pratica clinica, molto più redditizia; lavorò quindi per tre anni presso l'Ospedale Generale di Vienna, occupandosi di pazienti con problemi neurologici, e risale a questo periodo lo scoppio della "questione della cocaina".

Nell'aprile del 1884, Freud aveva infatti iniziato una ricerca su questa sostanza, una componente attiva delle foglie di coca, un alcaloide a quel tempo sconosciuto. Egli aveva scoperto che alcuni popoli indiani la usavano come analgesico, e se ne fece spedire un grammo dalla Società farmaceutica Merck, cominciando a sperimentarla su se stesso e sui suoi conoscenti, e constatandone gli effetti stimolanti: "Produce un effetto stimolante e dalla durevole durata - scriverà - che non differisce in alcun modo dall'euforia normale delle persone sane". Sperando di aiutare un suo caro amico che soffriva per un'infezione, ed utilizzava come analgesico la morfina, consigliò di sostituirla con la cocaina, nella speranza di liberarlo dalla dipendenza da questa droga. Il risultato fu però ben diverso da quanto aveva previsto: la cocaina dà infatti una dipendenza ben più grave della morfina. L'aver somministrato la cocaina per via endovenosa lo riempì di sensi di colpa.

Questo episodio costituì un incidente nella sua carriera di ricercatore, anche perché un suo collega, utilizzando i risultati delle sue ricerche ed approfittando della sua assenza da Vienna, aveva eseguito esperimenti con la cocaina sugli occhi degli animali, ottenendo risultati importanti che gli valsero immediatamente una fama internazionale. Freud dovette così rinunciare alle aspettative di successo derivanti da queste ricerche.

Freud era un fumatore accanito, ma in età avanzata gli fu diagnosticato un tumore al palato, e dovette rinunciare ai suoi venti sigari quotidiani, soffrendo così duramente per l'astinenza dal fumo, che la sua si delineò non tanto come un'abitudine, quanto come una vera dipendenza.

All'età di ventinove anni, Sigmund ottenne la libera docenza con relativa facilità, in quanto era fortemente stimato dai suoi colleghi. Questo titolo gli permise di esercitare più agevolmente l'attività di medico. Freud salirà i gradini accademici fino ad arrivare al titolo di professore ordinario.

Grazie ad una borsa di studio cominciò a lavorare a Parigi con Charcot tra il 1885 e il 1886. Questi fece molta impressione sul giovane Freud, sia per la sua personalità di uomo geniale ed innovatore, sia per il suo insegnamento: egli infatti era riuscito a dimostrare che le manifestazioni dei malati sottoposti ad ipnosi erano corrispondenti al vero, ed aveva introdotto una seria classificazione nei casi d'isteria.

Come insegnante Charcot era addirittura avvincente; ogni sua lezione era un piccolo capolavoro di costruzione e composizione, di una tale efficacia e perfezione formale che per il resto della giornata era impossibile togliersi dalle orecchie le parole che si erano udite, né levarsi dagli occhi quel che si era visto... Durante le lezioni lo stesso Charcot faceva un'impressione singolare: egli, che era in genere traboccante di serenità e vivacità e che aveva sempre una battuta pronta sulle labbra, appariva allora, sotto il tocco di velluto, serio e solenne, persino più vecchio, e la sua stessa voce ci pareva smorzata... (da Charcot, 1893)
Tornato a Vienna, Freud pensava che il metodo acquisito fosse così perfetto da permettere di guarire quei malati nervosi fino ad allora incurabili. Queste speranze però si rivelarono vane, infatti il tentativo di diffondere nel suo paese le teorie di Charcot si scontrò ben presto contro il dissenso dei suoi colleghi.

Nell'ottobre del 1886 aprì uno studio privato nella Rathausstrasse di Vienna e sei mesi più tardi, il 13 maggio dello stesso anno, sposò Martha. Questa fu per lui una grande vittoria, dal momento che le difficoltà erano parse insormontabili. Nel 1887 nacque la prima figlia, Mathilde, cui seguirono altri cinque figli, l'ultima, Anna, nata nel 1895, diventerà un'eminente psicoanalista.

Per i primi anni di professione egli utilizzò con i suoi pazienti le tecniche allora in uso: l'idroterapia e l'elettroterapia, ma si rese ben presto conto che malgrado quel che veniva comunemente affermato esse non conducevano a nessun risultato concreto e si dedicò all'ipnosi. Per accrescere la sua esperienza in questa tecnica fece un viaggio in Francia, a Nancy, ma senza ottenere risultati di rilievo.

Anna O.Arrivò un primo punto di svolta: Freud riprese i contatti con Joseph Breuer, con cui era legato da una grande amicizia. Egli era un eminente fisiologo che aveva a lungo aiutato psicologicamente ed economicamente lo stesso Freud; aveva in cura una paziente isterica, colei che passerà alla storia come Anna O. grazie all'ipnosi era riuscito a guarirla da una sorta di idrofobia, dimostrando che in realtà il paziente isterico soffre di reminiscenza e che tali ricordi traumatici possono risultare purificatori sotto ipnosi (come dimostra l'esperimento eseguito sulla paziente Anna O.).

Questo metodo fu perciò chiamato catartico. Grazie alla collaborazione con Breuer, Freud poté apprendere ed utilizzare sistematicamente questa tecnica nella sua professione, e pubblicare in seguito Studi sull'Isteria (1895). In breve però i due medici, per una serie di motivi ancora oggi in discussione, si distaccarono.

Man mano che l'influenza di Breuer si affievoliva, un'altra persona assunse rilevante importanza nella vita di Freud. Si trattava di Wilhelm Fliess, un noto otorinolaringoiatra che si occupava di biologia generale. Era una persona estremamente affascinante che appariva, senza necessariamente esserlo, geniale. L'amicizia cominciò nel 1887 e la corrispondenza tra i due, di cui non ci restano che le lettere scritte da Freud (pubblicate nel 1950), costituisce la testimonianza del lavoro della mente di un genio, mentre crea, vede apparire, scomparire e poi affiorare di nuovo intuizioni, e ci fanno cogliere il passaggio dalla prima percezione alla concettualità. in questi scambi epistolari, Freud scrive all'amico particolari della sua vita matrimoniale e dettagli intimi di cui terrà all'oscuro anche la moglie. Alcuni aspetti del rapporto tra i due medici ricordano quello che lega il paziente al suo analista.

Freud è certamente innamorato di Martha, ha lottato per poterla sposare, ma ella non rappresenta per lui un confidente, la vede molto più come una "signora della casa", come donna dedita alla famiglia, che si occupa di allevare i figli, curare i pasti, sovrintendere alla servitù, come si conviene ad un perfetto stile borghese. Martha è rigorosa nei confronti di qualsiasi deroga morale, è una persona di grande dedizione, in grado di sopportare i momenti di difficoltà economica, così come i frequenti scoppi di gelosia e pessimismo da parte del marito. E' in grado di conferire alla casa un'aria di affidabilità, di regolarità forse a volte un po' ossessiva, che in alcuni momenti di grande creatività confusionale, ha assunto l'importante ruolo di contenimento, e di punto di riferimento. E' comunque Sigmund a decidere i nomi dei figli, ispirandosi ai propri amici e personaggi ideali; i due hanno sei figli in nove anni, non tutti desiderati.

L'idea che Freud non avesse mai avuto relazioni extraconiugali sembra vacillare, tanto che la stessa Lou Andreas-Salomé, una delle donne più affascinanti ed anticonvenzionali del suo tempo, aveva confessato a Jung la sua relazione segreta con lo psicoanalista, col quale aveva lavorato tra il 1912 e il 1913. Quello che è sempre stato accettato è che Freud si sia sempre compiaciuto nell'ammirazione che suscitava nelle donne belle ed affascinanti. L'amicizia così idealizzante con Fliess e il rapporto con la moglie, con la quale non aveva un rapporto di dialogo profondo, sono due tratti caratterizzanti della complessa personalità di Freud.

Verso la metà degli anni novanta, dopo aver abbandonato l'ipnosi e il metodo catartico, aveva scoperto le cosiddette libere associazioni, che consistevano nell'abbandonarsi acriticamente alle proprie intuizioni e pensieri, senza censure; questa tecnica fu la prima che gli permetterà di giungere al concetto di autoanalisi, conducendolo ad un altro tipo di visuale, diversa da quella che la conoscenza era abituata a considerare. Cominciò ad occuparsi di pazienti nevrotici, dei quali al tempo si sapeva molto poco. C'è da aggiungere che, in quanto neurologo, non aveva vaste conoscenze in campo psichiatrico; questo non fu solo uno svantaggio, in quanto ciò gli permise di creare punti di partenza, e più libertà di creare nuovi modelli. Le cose però andavano complicandosi, in quanto Freud si rese conto che tutto quello cui stava arrivando contrastava con il pensiero, il costume e la morale dei suoi tempi: egli infatti aveva percepito che molti dei sintomi nevrotici erano originati dalla sessualità repressa. Tutte le persone che lo circondavano, i suoi amici, Martha e lui stesso erano stati allevati con i criteri rigidi e spesso severi della borghesia ebraica. Si impegnò in una terribile lotta per opporsi alla mentalità in cui era cresciuto, senza assumere atteggiamenti ribelli e cercando di mantenere la neutralità scientifica che lo caratterizzava. Ancora oggi sperimentiamo forti resistenze quando cerchiamo di oltrepassare le barriere che ci impediscono di riconoscere quanto è rilegato nel nostro inconscio. In questo abbiamo avuto la via aperta dall'impresa di Freud, dall'intervento dei suoi sostenitori e discepoli e dall'estensione delle sue determinanti scoperte.

Negli anni seguenti Freud mise a punto la scoperta che lo rese celebre anche fuori dall'impianto psichiatrico: il complesso di Edipo. Egli sosteneva che tutti i bambini, in particolare i maschi, nei primi anni di vita attraversano una fase molto conflittuale con i genitori, in quanto tendono a vedere il genitore del sesso opposto come un possesso esclusivo, e di conseguenza vedono un rivale nel genitore dello stesso sesso. In una certa fase dell'esistenza, diceva Freud, ogni bambino è un piccolo Edipo che si trova ad affrontare in una piccola misura le vicende di quel re immortalato da Sofocle, autore che Freud aveva conosciuto ed oltremodo amato fin dall'adolescenza. Nonostante la fondatezza e la brillantezza che le distinguevano, le teorie del complesso di Edipo suscitarono fortissime resistenze.

Il passaggio dall'Ottocento al Novecento costituì un vero e proprio punto di svolta nella storia delle idee, è infatti il decennio in cui Russel pubblica I principi della matematica (1903), in cui Einstein formula la teoria della relatività ristretta (1905) e in cui Wegener dà luce al suo primo articolo sulla tettonica a zolle (1912). Non da meno Freud nel 1899 pubblica L'interpretazione dei sogni, tra le sue opere quella che di sicuro ha raggiunto la maggiore notorietà, e che esprime la più famosa e fondata teoria sul significato dei sogni mai formulata. Nell'anno della pubblicazione di quest'opera, Freud, con sua enorme soddisfazione, viene nominato professore straordinario, e tre anni dopo alcuni giovani medici, si avvicinarono a lui desiderando imparare, esercitare e diffondere la psicoanalisi. Tra essi vi era anche Max Graf, il cui figlio di 5 anni diventerà famoso come "il piccolo Hans", uno dei casi clinici più noti e straordinari di Freud, l'esempio più evidente di complesso edipico. Nel momento in cui Freud pensa di aver raggiunto un punto essenziale della sua ricerca, accettò dunque di avere dei discepoli; il gruppo si riuniva a casa sua ogni mercoledì sera, e prese il nome di "Società del mercoledì sera", gruppo che costituisce un primo nucleo dell'associazione freudiana. All'interno delle riunioni erano quasi un rituale caffè, sigari e dolci. Si trattava di un autentico incontro aristocratico, che rappresentava un vero e proprio laboratorio di idee; durante la serata si toccavano gli argomenti più svariati, dalla filosofia alla letteratura, dalla mitologia antica alle malattie psichiche e mentali, in particolar modo soffermandosi sui fenomeni isterici. Ricorda Graf: "Dopo un quarto d'ora di scambio di idee, iniziava la discussione. L'ultima parola spettava a Freud. In quella stanza regnava un'atmosfera di fondazione di una religione. E Freud ne era il profeta, che faceva apparire superficiali i metodi di indagine psicologica finora adottati".

Tra tutte la persone che erano rimaste fortemente impressionate da L'interpretazione dei sogni c'era anche Carl Gustav Jung, con cui Freud inizia ben presto a scambiare lettere, scritti ed estratti. Il 3 marzo 1907, Jung fa la sua prima visita a Freud: il lungo colloquio rappresenta l'inizio di una grande amicizia e collaborazione tra i due, basata su una stima reciproca. Come aveva fatto con Fliess, Sigmund idealizza Jung, immettendo inconsapevolmente nel rapporto con lui tutta una serie di richieste narcisistiche. Nella loro fitta corrispondenza Jung aveva commentato tutto il suo trasporto per Freud:

"E' vero - devo confessarGlielo con riluttanza - io L'ammiro senza riserve, come uomo e come studioso, non La invidio coscientemente... la mia venerazione per Lei ha un carattere quasi "religioso" - passionale che non provoca in me molestie d'altro genere, no, ma che mi riesce disgustoso e ridicolo per via del sottofondo inconfondibilmente erotico. Questa sensazione orribile deriva dal fatto che da ragazzo ho subito un attentato omosessuale da parte di un uomo prima venerato." (lettera da Zurigo del 28 ottobre 1907)

Jung è dunque contrastato da una serie di sentimenti ambivalenti e fortemente contrastanti che daranno origine all'accusa di autoritarismo esplicitata nella celebre lettera del 18 dicembre 1912, in cui Freud viene rimproverato di mancanza di umiltà nel sottoporsi ad un'analisi personale.

"Lei punta il dito su tutte le azioni sintomatiche che coglie nella Sua cerchia, e così facendo abbassa a livello di figlio e figlia tutti colori che Le stanno intorno, i quali riconoscono in sé arrossendo la presenza di tendenze erronee. E intanto Lei se ne sta sempre ben assiso in alto in veste di padre".

Quest'accusa violenta fu l'inizio della traumatica separazione tra i due; Freud sopportò a lungo lo scalpitare dell'amico, troppo spaventato dal pensiero di perdere un rapporto in cui troppo aveva investito. Nonostante i ripetuti tentativi di Freud per salvare l'amicizia, la scissione tra i due era ormai imminente. Dopo qualche forte oscillazione la rottura con Jung matura e si consuma prepotentemente, fino a giungere alla definitiva separazione nel 1913. Non solo Jung prese strade diverse da Freud, ma anche molti tra coloro che erano stati in quegli anni suoi grandi seguaci e sostenitori, lentamente cominciarono a scindersi dal suo pensiero psicoanalitico e interruppero più o meno violentemente i rapporti con lui. Questo fu per Freud motivo di un grande trauma, che gli causò gravissimi disagi emotivi.

Nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale. Questo conflitto provocò reazioni profonde anche sull'animo di Freud. Molti dei suoi colleghi vennero arruolati, altri si dispersero. I suoi figli maschi (Oliver, Ernst e Martin) vennero chiamati alle armi, e mentre i primi due combatterono per tutta la durata della guerra, il terzo, inizialmente dato per disperso, risultò essere stato fatto prigioniero in Italia. Il numero dei pazienti nel frattempo si era inevitabilmente ridotto, e lo sviluppo della psicoanalisi procedeva a ribasso. Soltanto con la sconfitta degli Imperi centrali, e quindi con il ritorno della pace, la situazione si risollevò, e anche le sorti della psicoanalisi sembrarono riprendersi, anche se le devastanti conseguenze del dopoguerra, in primo luogo la fortissima inflazione, avevano totalmente prosciugato le risorse finanziare di Freud. Nel 1918, la potente macchina da guerra del Kaiser era sull'orlo di un imminente crollo e la pace sembrava realmente vicina. Freud si tuffò in una vera e propria furia produttiva; nell'arco di due anni pubblicò tra le varie opere anche l'introduzione al libro Psicoanalisi delle nevrosi da guerra, Il perturbante, Al di là del principio del piacere e Complementi alla teoria del sogno. Nel 1921 condusse a termine il saggio Psicologia delle masse e analisi dell'Io, con cui tenta di porre le basi psicoanalitiche per la psicologia dei processi che stanno alla base dei comportamenti della massa.

Nello stesso anno del completamento e della pubblicazione di L'Io e l'Es muore suo nipote, il figlio di Sophie, e gli viene diagnosticata una grave forma di tumore alla parte destra del palato. Egli non si riprenderà mai più dalla scomparsa del nipotino cui era particolamente affezionato. Scrive, in una lettera all'amico Binswanger:

"Certo, sappiamo che il lutto acuto dopo una tale perdita passerà, ma resteremo inconsolabili, e non troveremo mai un sostituto. Tutto ciò che può subentrare, se anche riempisse il vuoto, non sarebbe mai la stessa cosa. E a dire il vero è giusto che sia così. E' l'unico modo per perpetuare l'amore..."

Come se non bastasse gli venne annunciata la morte del figlio maggiore. Freud cadde in uno stato di depressione profonda, ma nonostante ciò continuò a lottare con tenacia e straordinaria forza d'animo contro la malattia che avanzava di giorno in giorno. Nei mesi seguenti, dopo un primo intervento, venne operato altre 32 volte! In questo periodo gli era praticamente impossibile parlare e nutrirsi. Gli venne applicata una protesi di considerevoli dimensioni alla mascella e alla parte destra del palato, che aveva la funzione di separare la bocca dalla cavità nasale. Lottò fino alla fine della sua vita con i dolori atroci causati dall'applicazione della protesi. Nemmeno in questa grave situazione riuscì ad astenersi completamente dal fumare che, come abbiamo precedentemente detto, era una dipendenza troppo forte da sopraffare. Era inoltre violentemente scosso da una serie di tic nervosi. Le sue condizioni fisiche erano decisamente pessime, ma nonostante ciò non si lamentò mai del dolore che lo tormentava. Fu con la stessa dignità morale, che preservò fino alla morte, che resistette alle prime, reali provocazioni antisemitiche.

La Germania di Hitler è alle porte, e le origini ebraiche di Freud cominciano a costituire un serio problema. Nel 1930, dopo aver vinto il premio Goethe, il suo nome entra nella lista nera degli autori di opere che devono essere mandate al rogo. E' un secolo di cultura tedesca gettato in fiamme. Freud perde quattro sorelle nei campi di concentramento nazisti. La situazione comincia ad aggravarsi seriamente a partire da quando l'Austria viene annessa al Terzo Reich, nel 1938. Freud accetta di lasciare Vienna soltanto quando la figlia Anna viene sequestrata dalla Gestapo; fino ad allora aveva freddamente resistito ad ogni genere di provocazione e minaccia da parte delle S.S..

Il 14 giugno, accompagnato da Martha e da Anna, che nel frattempo era stata rilasciata, Freud parte per Londra, facendo una breve sosta a Parigi, accolto con la massima ospitalità. Arrivato a Londra prende subito casa in un bel quartiere della città, zona che diventerà sede di centri psicoanalitici tra i più importanti al mondo, in primis quello dove lavorerà, anni dopo, la stessa Anna Freud.

La piaga cancerosa peggiora di giorno in giorno, causandogli dolori spasmodici. Il suo medico continua a somministrargli 2 cc. di morfina, ripetendo le dosi fino a che Freud entra in coma. Sigmund Freud, il padre fondatore della psicoanalisi, muore il 23 settembre del 1939 alle tre di notte.

Vorremmo concludere la nostra biografia con questo eccezionale pensiero di Thomas Mann:

"anche se il futuro riplasmerà o modificherà questo o quel risultato delle sue ricerche, mai più potranno essere messi a tacere gli interrogativi che Sigmund Freud ha posto all'umanità; le sue scoperte scientifiche non si possono né negare, né occultare (...) e se mai alcuna impresa della nostra specie umana rimarrà indimenticabile, questa sarà proprio l'impresa di Sigmund Freud."




... e una un po' piú lunga:

Freud all'Aja
Sigmund FREUD
(1856-1939)


Freud nasce a Freiberg, in Moravia. La sua famiglia, di origini ebraiche, si trasferisce qualche anno dopo a Vienna. Freud si laurea in medicina nel 1881 e si specializza in neurologia. Nel 1885, grazie a una borsa di studio, è a Parigi presso la scuola di neuropatologia di Salpetriere, ai tempi tra le più rinomate.

Nel 1886 si sposa con Martha Bernays, da cui ebbe sei figli (da ricordare Anna Freud, che portò avanti il lavoro del padre nel campo della psicoanalisi infantile). Nel 1895, tornato a Vienna, pubblica assieme a Josef Breuer gli Studi sull'isteria che segnano l'inizio della scoperta della psicoanalisi.


Il fatto che portò alla nascita della psicoanalisi è la celebre guarigione di una paziente, Anna O.

Colpita da isteria, Breuer utilizzerà l'ipnosi per riportare alla luce gli avvenimenti inconsci che causarono il trauma. Accortosi però che la paziente stava sviluppando un certo legame affettivo nei suoi confronti (il transfert), Breuer lascerà proseguire la cura a Freud, il quale, senza ipnosi e con l'aiuto della talking cure (il metodo discorsivo che dava libero sfogo al flusso dei pensieri), ne curerà definitivamente l'isteria.

Nel 1900 Freud pubblica l'Interpretazione dei sogni, il testo che segna ufficialmente la nascita della psicoanalisi. La nuova teoria faticherà a imporsi e troverà non poca resistenza in ogni campo, sopprattutto a causa dei risvolti rivoluzionari legati alla scoperta della sessualità infantile.

Nel 1908 si tiene il primo congresso della Società Psicoanalitica Internazionale, al quale partecipano anche Jung e Adler, successivamente allontanatisi dalla linea di Freud e fondatori di teorie proprie ed autonome.

Nel 1933, a Berlino, il regime nazista brucerà, tra gli altri, anche i libri di Freud. Malgrado la sua ristrosia nel lasciare Vienna, partirà con la famiglia per Londra nel 1938, dove morirà un anno dopo.

Opere principali: L'Interpretazione dei sogni (1900); Psicopatologia della vita quotidiana (1901); Tre contributi alla teoria sessuale (1905); Il motto di spirito e le sue relazioni con l'inconscio (1905); Totem e tabù (1913); Per la storia del movimento psicoanalitico (1914); Al di là del principio del piacere (1920); L'Io e l'Es (1923); L'avvenire di un'illusione (1927); Il disagio della civiltà (1930); Lezioni introduttive alla psicoanalisi (1932).


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Sommario

1. La psiche come entità autonoma

2. Prima topica. Conscio, inconscio e preconscio

3. La nevrosi, la rimozione e l'equilibrio psichico

4. La sublimazione: l'elaborazione realistica e creativa del trauma

5. Principio di piacere e principio di realtà

6. Il metodo psicoanalitico: la talking cure

7. Il sogno: il luogo degli indizi psichici

8. Eros e Thanatos

9. Seconda topica. Io, Es, e Super-io

10. Il cammino della sessualità

11. Totem e tabù


*


1. La psiche come entità autonoma


Partendo da un ambito prettamente medico la psicoanalisi ha finito per rivestire una importanza sempre maggiore per la vita degli uomini: la scoperta rivoluzionaria che la psiche nasconde in sé più livelli autonomi, indipendenti dalla volontà conscia del quotidiano, non poteva che costringere a rivedere molte delle opinioni che l'uomo si era fatto sulla propria libertà di scelta, sul fondamento delle proprie leggi morali, sulle reali intenzioni di ogni suo atto.

La psicoanalisi fu ed è in qualche modo il tentativo di riempire un vuoto, la speranza di poter risolvere entro se stessi ogni conflitto manifestatosi all'esterno, nella realtà, attraverso un atteggiamento esclusivamente ateo e scientifico. Sul fatto che la psicoanalisi sia realmente riuscita a dare qualche risposta ai suoi frequentatori abituali e interessati non possiamo dare risposte certe, indubbia è la sua importanza non solo in ambito medico, ma anche in ambito filosofico.

Interessante leggere la psicoanalisi alla luce del pensiero di Nietzsche e di Schopenhauer. Nietzsche aveva portato alla luce l'importanza dello stato psico-fisiologico dell'individuo, per cui non è la virtù che conduce l'uomo alla felicità, ma è la felicità dell'uomo che porta a pensare la virtù. Nietzsche riscontra quindi nell'individuo quell'entità originaria e istintiva che è l'energia vitale stessa, nel suo flusso caotico, egli considera però la psiche una delle tante forme di menzogna messe in atto dall'uomo per ordinare il flusso caotico dell'esistenza.
In Schopenhauer vi è invece l'individuazione di un principio caotico che sottende il funzionamento del mondo, quel cieco e irresistibile impeto che è la volontà. La volontà di cui parla Schopenhauer è quindi il fondo istintuale e irrazionale che genera ogni cosa e che si trova nel profondo dell'anima di ciascun uomo (e Schopenhauer giunge a porre questa entità caotica come cosa in sé, esistente indipendentemente dagli uomini).

Sia il mondo come scontro di profonde e oscure forze istintive indicato da Nietzsche che la volontà di Schopenhauer si possono leggere come anticipazioni di quella forza psichica caoticamente desiderante e serbatoio di ogni libido che Freud chiamerà Es (si veda il capitolo 9).


2. La prima topica: Conscio, Inconscio e Preconscio


La psiche umana non è del tutto trasparente. Non tutto ciò che sentiamo e crediamo di intendere in superficie è in sé compiuto e completamente chiaro. La psiche è come un iceberg: la parte superficiale è molto meno rilevante della parte sommersa, immensa e misteriosa. Freud, come prima suddivisione della psiche, formula la prima topica (nel senso di toponomastica, dislocazione e individuazione di luoghi psichici): la psiche è suddivisa in conscio, inconscio e preconscio.

L'Inconscio. E' la parte sommersa della psiche: i suoi scopi sono autonomi e nascosti alla coscienza superficiale. L'inconscio contiene il "ribollire" dei pensieri nascosti al sentire immediato, l''uomo non sente il contenuto dell'inconscio, l'inconscio ha una sua vita autonoma, le forze psichiche in esso contenute lottano e "agiscono" all'oscuro del pensato cosciente.

Il Preconscio. E' composto da i ricordi non completamente consci ma facilmente richiamabili alla coscienza superficiale, come, ad esempio, desideri e sentimenti dominanti che sottendono particolari circostanze o fasi della vita. Già dal nome si può notare come il preconscio è posto da Freud come termine medio tra l'assolutamente non percepito rappresentato dall' "inconscio" e il percepito chiaramente rappresentato dal "conscio".

Il Conscio. E' la parte superficiale della psiche, la coscienza "chiara e distinta" del contenuto della mente, l'ordinaria percezione dei pensieri, con il loro flusso di idee immediatamente presenti alla coscienza.


3. Nevrosi, rimozione ed equilibrio psichico


E' entro questa struttura della psiche che si possono manifestare le nevrosi, le psicosi e le isterie, ovvero quelle malattie dell'animo legate a uno squilibrio, a un trauma (un evento che ferisce profondamente l'anima), a quel meccanismo psichico che genera l'impedimento di uno sfogo emotivo e il porre in essere di una rimozione degli eventi indesiderati.

La nevrosi è quel malessere della psiche che insorge quando ci nascondiamo un trauma. Fatti e accadimenti spiacevoli sono infatti spesso oggetto di rimozione, ovvero di una dimenticanza impostaci dalla nostra mente: tali fatti spiacevoli vengono stipati allora nell'inconscio, e, nel loro tentativo inesausto di riaffiorare, vengono sublimati (trasformati in energia e comportamenti positivi) o dolorosamente castrati dalla mente cosciente (e in questo caso assumono le forme negative di compulsioni, ovvero atti illogici, tic nervosi, ai quali non ci possiamo sottrarre, e ossessioni, corto circuiti mentali, che ci costringono a tormentarci attorno a un'idea fissa).

Il concetto di nevrosi porta a rivoluzionare il nostro concetto equilibrio mentale: ben presto ci si accorgerà che pochi di noi sono realmente immuni da manie e nevrosi più o meno fastidiose.
La psicoanalisi costringe a fare i conti con una scomoda verità: nessuno è immune dalle proprie piccole manie, per la nostra mente la salute è una questione di equilibrio, di compromesso tra luoghi della psiche, la salute si erge al di sopra della possibilità sempre incombente della malattia psichica.


4. La sublimazione


La sublimazione, come già accennato nel capitolo precedente, è lo sfogo creativo di una nevrosi o comunque di una situazione rimossa. Essa si distingue quindi dalla nevrosi per il fatto di portare ad un comportamento positivo, conforme alle norme della vita reale, e non negativo-distruttivo.

Mentre la nevrosi è quindi da ritenere una malattia, la sublimazione rappresenta la rielaborazione positiva (o meglio realistica) dello stesso processo nevrotico. Il processo di sublimazione sarebbe dunque alla base dell'ispirazione artistica, ma anche di ogni comportamento utile alla vita, come la passione per una certa organizzazione del proprio lavoro, le passioni sportive, gli hobbies in generale.

La sublimazione agisce seguendo il principio di realtà (si veda il capitolo successivo): essa è lo sfogo del desiderio frustrato in atteggiamenti conformi alle norme e ai divieti sociali.


5. Principio di piacere e principio di realtà


Tutte le scelte della psiche sono dettate dal principio del piacere: l'uomo desidera la sua felicità, l'appagamento immediato e incondizionato dei suoi desideri, ma tale desiderio si scontra quasi sempre con la realtà, ovvero con le costrizioni morali e le tradizioni sociali che sono ostili alla pieno soddisfacimento del piacere (tale affermazione ha molto in comune con l'indagine dell'anima propria della filosofia ellenistica).

Il principio del piacere si scontra con la realtà e ne deriva l'inevitabile frustrazione dei desideri. Ecco allora che al principio del piacere può subentrare il principio di realtà: esso cerca la soddisfazione del desiderio in relazione a ciò che la realtà può offrire secondo comportamenti accettati.

Mentre il principio di piacere cerca la soddisfazione immediata del desiderio in modo completamente irrazionale, il principio di realtà persegue l'appagamento del desiderio ponendosi obiettivi estesi nel tempo e sublimando l'impossibile appagamento immediato in rappresentazioni sostitutive. In altre parole, di fronte all'impossibilità di un appagamento completo secondo le modalità del principio di piacere, il principio di realtà agisce in modo da adattare il soddisfacimento del desiderio alle situazioni che tendono a limitarlo, escogitando diversi quanto necessari appagamenti.


6. Il metodo psicoanalitico: la "talking cure"


Il metodo psicoanalitico utilizzato da Freud si discostava di molto dai precedenti metodi di cura: se prima di Freud isteria e nevrosi erano curate con l'ipnosi o addirittura con l'elettroshock, con Freud la cura divenne meno cruenta e più raffinata (si potrebbe azzardare il termine "sublimata").

Freud introdusse la talking cure ("la cura del parlare, del discorrere"), ovvero lasciava che i pazienti, opportunamente rilassati e distesi comodamente su un divano (tramutatosi poi nell'iconografia della psicoanalisi nel famigerato lettino dell'analista), dessero libero sfogo alle parole e al flusso delle proprie idee, tentando di vincere l'azione di censura delle tradizioni, della morale e degli imperativi sociali che impedivano ai fatti raccontati di presentarsi per ciò che erano.

L'azione di tali imperativi ostacolava spesso la soluzione di un trauma rimosso, il trauma incontrava resistenza nel venire alla luce: lasciando che le parole fluissero per associazione di idee, senza alcuna logica che non fosse spontanea, permetteva a Freud e al paziente di portare a galla verità che non si credevano nemmeno di avere nascoste.

Importante per tale lavoro di recupero del trauma era un certo rapporto di amore ed odio che si instaurava tra paziente e medico (il transfert, ovvero il vincolo emotivo): lungi da costituire un ostacolo alla terapia, Freud riteneva un certo grado di transfert essenziale per la guarigione del paziente. La cura così strutturata appariva dunque come un lavoro sul paziente, che da soggetto passivo diventava soggetto attivo: il paziente, con l'aiuto del terapeuta, si curava da sé, da sé poteva arrivare alla soluzione del suo stesso trauma (in questa tecnica psicoanalitica si possono riscontrare echi della maieutica socratica).


7. Il sogno: il luogo degli "indizi psichici"


Il sogno riveste una grande importanza per la psicoanalisi. Nel sogno l'inconscio riaffiora in parte, grazie ad un allentamento della censura diurna normalmente esercitata dalla coscienza. Nel sogno gli elementi che normalmente vengono ritenuti immorali riescono a trovare uno sfogo, ma la censura non allenta completamente le sue maglie ed ecco allora che i contenuti indesiderati si rivelano velati e deformati simbolicamente.

Benché ogni sogno sia in sé compiuto e irripetibile, vi sono cinque regole che si possono utilizzare per la sua interpretazione:

1. La condensazione, ovvero interpretare la tendenza del sogno a diluire elementi che sono altresì accomunabili fra loro;
2. Lo spostamento, ovvero l'attenzione a come l'interesse, l'impatto emotivo di una situazione onirica, si sposta da una rappresentazione all'altra;
3. La drammatizzazione, ovvero la consapevolezza che fatti psichici ordinari possono trasfigurarsi in rappresentazioni alterate e drammatiche;
4. La rappresentazione per opposto, ovvero la consapevolezza che a volte un fatto onirico in sé evidente può significare anche il suo opposto;
5. La simbolizzazione, ovvero l'apparente cambiamento di significato di un certo elemento onirico, la sua trasfigurazione in un altra cosa.

Per mezzo di queste cinque regole la psicoanalisi può indagare le cause inconsce di un trauma attraverso la via maestra del sogno, luogo di "indizi psichici" importantissimi nella chiarificazione della meccanica dell'anima.


8. "Eros" e "Thanatos"


Ad un certo punto del suo lavoro, Freud si accorse che la psiche non era solo governata da una pulsione (=impulso incontrollato e primordiale) al piacere, ma anche da una pulsione distruttiva, una pulsione di morte. La pulsione di vita, (l'eros), era affiancata da una pulsione di morte (thanatos); le due pulsioni sono presenti contemporaneamente in ogni uomo, in contrapposizione dialettica.

I comportamenti autodistruttivi suggeriti dalla pulsione negativa erano osservabili in quei pazienti che si vedevano costretti a ripetere azioni in modo compulsivo (=costrizione a ripetere certi atti in modo ossessivo). La pulsione di morte sarebbe quindi indirizzata alla scarica totale di tutti gli impulsi vitali, un autopunizione derivante dall'impossibilità del piacere. Essa può venire tenuta dentro di sé e provocare quindi comportamenti autodistruttivi, oppure essere convogliata verso l'esterno in comportamenti violenti.


9. La seconda topica: "Io, Es e Super-Io"


Nel 1923, con la pubblicazione de L'Io e l'Es, Freud individua altri tre luoghi psichici, i quali non andavano a sostituire la prima topica, ma la integravano.

L'Es è il serbatoio dell'energia vitale, l'insieme caotico e turbolento delle pulsioni, quell'entità che si fa interprete della volontà di ottenere il piacere ad ogni costo. L'Es è quindi governato dal principio di piacere.

Il Super-Io è la censura morale, l'insieme dei divieti sociali sentiti dalla psiche come costrizione e impedimento alla soddisfazione del piacere. Il super-io rappresenta quindi la censura morale della coscienza.

L'Io è la coscienza mediatrice prodotta dai due movimenti contrastanti dell'Es e del Super-io.

L'Io è governato dal principio di realtà, il suo compito è quello di mediare le istanze vitali dell'Es, tese al soddisfacimento irrazionale e assoluto, e le istanze del Super-Io, indirizzate verso la censura delle istanze dell'Es.


10. Il cammino della sessualità


Altro argomento rivoluzionario della psicoanalisi fu la scoperta che molti dei nostri comportamenti comuni sono in realtà dettati da impulsi di origine sessuale. Considerato il fatto che dal punto di vista psichico "siamo l'eredità della nostra infanzia", Freud cominciò dall'analisi delle pulsioni infantili per arrivare alla conclusione che esse sono dettate da istinti sessuali non censurati.

Fu un annuncio scioccante, un'ipotesi di lavoro che costò parecchio a Freud in termini successo accademico: Freud definiva il bambino come un perverso polimorfo, ovvero un individuo che, data la mancanza di una censura morale consolidata, esplorava ogni via del piacere corporeo (la libido) senza sensi di colpa.

Nello sviluppo della sessualità di un individuo Freud distingue cinque fasi: la fase orale, quella anale, quella fallica, una fase di latenza e infine la fase genitale.

La fase orale va dalla nascita ai due anni: il bambino esplora il mondo principalmente con la bocca. In questo periodo porta alla bocca gli oggetti per conoscergli e succhia il latte dal seno materno, ovvero la parte del corpo che lo lega al mondo circostante è la bocca.

La fase anale va dai due ai quattro anni: è la fase in qui il bambino impara a controllare la ritenzione delle feci (l'educazione al vasino). E' il periodo in cui incassa i primi si e i primi no, ciò che può e ciò che non deve fare. Questo implica secondo Freud il raggiungimento di una prima forma di autonomia psicologica.

La fase fallica va dai quattro ai sette anni: è una fase cruciale. maschi e femmine si accorgono della propria differenza sessuale. I maschi temono di perdere ciò che pensano abbia perso anche la femmina (complesso di castrazione), le femmine tendono a sentirsi inferiori ai maschi per ciò che manca a loro e subentra l'invidia del pene.

In questa fase si definiscono i ruoli sessuali che si assumeranno da adulti. Subentra il complesso di Edipo: i maschi vogliono sposare la mamma e le femmine il papà, entrambi sopperiscono alla gelosia nei confronti del papà e della mamma assumendo i ruoli dei genitori.

E in questa fase che si forma il Super-Io: i ruoli che si obbligano ad assumere portano i bambini a far fronte ai primi imperativi sociali legati alla figura materna e paterna (Freud ipotizza che un errata comprensione dei rispettivi ruoli assunti in questa fase sia all'origine dell'omosessualità e della delinquenza).

La fase di latenza va dai sette agli undici anni: i bambini si concentrano sull'apprendimento dei comportamenti sociali e trascurano momentaneamente quelli di natura sessuale.

La fase genitale va dagli undici anni fino all'età matura: è la fase del pieno sviluppo sessuale, del piacere attraverso i genitali, della masturbazione e del primo rapporto: l'adolescenza, la giovinezza e l'età adulta.


11. Totem e tabù: Dio e l'origine dei divieti sociali


Che cos'è la religione per Freud? La religione non è altro che una delle molte sublimazioni messe in atto dalla psiche, un andare incontro alla realtà vissuta come castrazione delle pulsioni dell'Es secondo un principio di realtà (questa affermazione contiene analogie piuttosto evidenti con il pensiero di Nietzsche). Inoltre, per Freud, Dio non è altro che la proiezione del rapporto ambivalente che ognuno di noi ha con il proprio padre e rappresenta quindi una proiezione umana di desideri e momenti psichici umani (questa affermazione presenta invece forti analogie con il pensiero di Feuerbach). La religione rappresenta quindi, secondo Freud, una rappresentazione mediata del desiderio umano di vincere la finitezza.

Che cosa dire poi della civiltà e del modo in cui viene vissuta dall'uomo? La civiltà è un insieme di atteggiamenti morali acquisiti che coincidono con le istanze del Super-io. Ogni individuo vive la civiltà come limitazione della sua libido: le circostanze sociali impongono di trovare alle pulsioni incontrollate sfoghi socialmente tollerati (il meccanismo della sublimazione).

Le società tendono quindi a ritenere morali quei comportamenti che ne garantiscono l'esistenza: ecco perché il tabù dell'incesto e della masturbazione (visti come impedimento alla procreazione) e di molti altri tabù anche non evidentemente sessuali. Il fondamento della morale non è quindi di carattere divino ma prettamente umano (ancora analogie con la filosofia di Nietzsche).


Sigmund Freud

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